Gli ultimi anni del 2-strip Technicolor e“The Crisis of Color”

Con l’arrivo del cinema sonoro, la Mitchell Camera Corporation all’inizio degli anni ’30 soppiantò definitivamente l’autocrazia data dalla Bell & Howell Company e aveva la strada spianata per contribuire all’evoluzione della tecnologia cinematografica negli Stati Uniti e anche nel mondo. Una volta arrivato il cinema sonoro esistevano soltanto due percorsi da intraprendere: lo sviluppo della tecnologia a colori – che all’epoca era comunque buona con il 2-strip Technicolor, ma ancora imprecisa – e quella del widescreen con l’impiego dei larghi formati.

Come abbiamo visto la Bell & Howell è stata fondamentale nello sviluppo della neonata Technicolor Motion Picture Corporation, che riuscì a durante il corso degli anni ’20 a conquistare Hollywood con il secondo e terzo procedimento che avevano, nonostante alcuni difetti tecnici già descritti nelle parti precedenti, una limitata sensibilità a tutte le gamme tonali perché utilizzava solo due separazioni di colore, ovvero il rosso e il ciano: di conseguenza non era assolutamente in grado di replicare blu, viola e gialli accurati, anche se potevano essere ottenuti dei risultati piacevoli con un’attenta – ma complessa – coordinazione del colore. Non era possibile riprodurre soprattutto i veri colori della carnagione degli attori: fino ai primi anni ’30 uno dei pochi processi di cinematografia a colori in grado di riprodurre finalmente l’intera gamma cromatica era il Gaumont Chronochrome del 1912, un sistema che a differenza del 2-strip Technicolor utilizzava un triplo obiettivo dotato di tre filtri (verde, rosso e blu) sia per la macchina da presa che per il proiettore.


In questo periodo la Technicolor abbassò anche il prezzo base di stampa da 7 centesimi a 5 1/2 centesimi al piede e venne utilizzato anche in alcuni studios minori, come per esempio alla Warner Bros. che stipulò per contratto con Michael Curtiz la produzione di 2 lungometraggi in 2-strip: i pre-Code horror Mystery of the Wax Museum (1933) e Doctor X (1932) – entrambi recentemente restaurati in 4K e distribuiti in BluRay – girati in versioni a colori e in b/n: come consuetudine dell’epoca le copie in bianco e nero venivano spedite alle piccole città e ai mercati esteri, mentre le stampe a colori erano riservate alle grandi città. Anche alcuni studios di animazione adottarono occasionalmente il 2-strip, (ma anche una variante concorrente sottrattiva chiamata Harriscolor, che durò solo un anno, il 1929) come Ub Iwerks – dopo l’abbandono degli studios Disney per divergenze creative – presso la Metro-Goldwyn-Mayer con le serie Flip the Frog (1930-1933) e Willie Whopper (1933-1934) e altri come Walter Lantz e la Color Classics della Fleischer Studios con corti con Betty Boop come Poor Cinderella (con capelli rossi e occhi turchesi) del 1934.

Indietro
Indietro

The Black Face (1921) - Franz Osten

Avanti
Avanti

Identification of A pre-revolutionary film - Diana Karenne